Scrive di: Sesso e Sessantotto USA. Updike, Vidal & Roth

(1993)

© Mario Biondi
Divieto di riproduzione integrale
e obbligo di citazione (per cortesia...)

«Ououiiiyaa. Ayaa.» Un disperato urlo di dolore? Neanche per sogno. Il grido liberatorio di un sano orgasmo femminile, caso mai. Il settimanale Time si è addirittura sentito in dovere di dedicargli la copertina. Non già ieri, ma venticinque anni or sono. Era la primavera del ’68. In Europa si sfilava cantando slogan, fermamente determinati a portare l’immaginazione al potere. L’America, come sempre un po’ in anticipo, aveva archiviato la rivolta studentesca di Berkeley, non innaffiava già più i figli dei fiori. Dalla vischiosa liberazione politica era passata all’appiccicosa liberazione sessuale.
Il nasone tra lo stupefatto e l’accigliato che si vedeva in copertina di quel famoso numero di Time — il 26 aprile ’68 — era quello dell’inventore del femminile «Ououiiiyaa. Ayaa» di piacere. Un giovane scrittore che della liberazione sessuale era fulmineamente diventato il simbolo; John Updike, che nel romanzo Coppie si era fatto cantore dell’apertura della vecchia coppia monogamica chiusa per farne un tripudiante gioco di incroci e scambi.
La buona società Usa, puritana quanto poche, era sgomenta. In testa alle classifiche quel libro? Con il suo contenuto che esaltava concupiscenza e sfrenatezza, oltre a posizioni erotiche che forse in natura esistevano effettivamente ma che nessun timorato figlio di buona famiglia avrebbe mai non si dica praticato ma nemmeno nominato sottovoce fuori dall’Y.M.C.A, dalla caserma e dal lupanare? Non soltanto femmine e maschi, promiscuamente mescolati su letti adulterini, ma l’intero mondo stava evidentemente andando a gambe all’aria. Dove finiremo?
Così si chiedeva la prudente società Usa, nel ’68, ma già era in agguato il successivo scivolone sulla medesima china. Un altro giovinastro, tale Gore Vidal, dava alle stampe Myra Breckinridge, turbolento e compiaciuto elogio dell’uomo che all’occorrenza è capace di farsi donna. Dalla coppia aperta al travestitismo? Che cosa si doveva vedere, ancora?
Un terzo romanzo, signori, anch’esso da poco in circolazione. Lamento di Portnoy, in cui uno sboccato giovanotto di Newark, Philip Roth, con la scusa di svelarsi allo psicoanalista elevava uno sfrenato peana alla proprio circoncisa estremità inguinale, cantando un’autentica baldoria di modi per aprisi la patta e celebrare il do it yourself. Dalla coppia aperta al travestitismo alla masturbazione? Ebbene sì. Tale era il roaring ’68 Usa. E noi, venticinque anni più tardi? Ricordiamo, non senza nostalgia.

Per Amica, aprile 1993
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