Scrive di: Matt Ruff

“Sewer, Gas & Electric: The Public Works Trilogy” [Lettura editoriale (libro ancora in bozze) , 1996]

© Mario Biondi
Divieto di riproduzione integrale
e obbligo di citazione (per cortesia...)

Come si fa a raccontare questo debordante, delirante, geniale libro? Non mi è mai capitato di leggerne uno uguale. Ci provo. Ho pensato Joseph Heller, ho pensato John Irving e non so che cosa altro, il primo per la comicità, il secondo per la comicità e l’invenzione. Moltiplichiamo per 10.000 l’invenzione. Aggiungiamo una cultura pirotecnica, dalla logica aristotelica giù giù fino ai microchip.

L’anno è il 2023.

Filone 1. In una New York a dir poco demenzialmente futuribile, il geniale imprenditore Harry Gant, oltre alle sue mille pirotecniche attività, si diverte a costruire grattacieli alti centinaia di metri. Sta costruendo una nuova Torre di Babele, alta intorno ai 2.000 m. (mi pare). C’è stata una misteriosa Pandemia che ha distrutto tutti i neri del mondo (tranne quelli con gli occhi verdi). Sfruttando la tremenda carenza di mano d’opera che ne è conseguita, lui ha commercializzato milioni di androidi-robot detti Negri Elettrici che fanno tutto, dagli operai ai lavoratori domestici ai taxisti ai poliziotti. Harry è in grande, leale e divertita contesa con Philo Dufresne, nero con occhi verdi, oltre che unico mennonita Amish nero esistente (cfr.). Philo comanda un sottomarino (lo Yabba-Dabba-Doo: dai cartoon I Nostri Antenati) e una piccola schiera di convinti e sbulinati difensori dell’ambiente, e per questo è in perenne contesa con Gant, le cui imprese sono responsabili di qualche marachella ambientale.

Filone 2. Uno scalatore di aziende, Amberson Teaneck, che ha cercato di operare un take over di quelle di Gant, è stato ucciso da un colpo vibratogli in testa con una copia di un librone, Atlas Shrugged, summa del pensiero romanzesco-filosofico di Ayin Rand (avete in mente? tra l’altro questo romanzo le è dedicato). Del delitto è vagamente sospettato lo stesso Gant, ma forse è stato un androide, cosa che sembrerebbe impossibile, visto che gli androidi sono progettati con fortissimi freni auto-inibenti. Sulle peste dell’assassino si mette l’ex moglie di Gant, Joan Fine, cattolica e progressista, figlia di una defunta suora femminista già in grande contesa con un papa. Arriva alla soluzione dell’enigma parzialmente guidata da una replica della stessa Ayin Rand (il personaggio più esilarante del romanzo, 155 e lode) in forma di minuscolo ologramma chiuso in una lampada. Ostinatissimamente legata alla sua Filosofia Oggettiva e al suo virulento anti-sinistrismo, Ayin polemizza furiosamente con tutti. Strepitosa.

Filone 3. Chi è stato a provocare la Pandemia con un supervirus miratissimo ai negri esclusi quelli con gli occhi verdi? Un androide emerso da un losco connubio tra l’ex capo del FBI Edgar J. Hoover (!) e Walt Disney (!), sfuggito al controllo di chi lo ha creato. Sta progettando di diffondere per il mondo un altro supervirus che distrugga tutta l’umanità, lasciando posto soltanto agli androidi. È anche il creatore della Ayin Rand in formato ologramma, che in realtà egli stesso controlla. Il suo è un mortale testa-a-testa con la ex moglie di Gant, Joan Fine. Non chiedetemi di più, per capire almeno un 10% della vicenda bisogna leggerla tutta.

Personaggi di contorno: Lexa Thatcher, battagliera creatrice di un tabloid superscandalistico (e commestibile); una ancor più battagliera canadese, veterana della Guerra Civile americana, tenera età: anni 181; due veterani di una grande guerra (2007) per il controllo del Sub-Sahara (più o meno); la Regina Elisabetta; un supermutante e indistruttibile squalo che vive nelle fogne (sewers) di New York (di comicità irresistibile). E decine di altri, spesso altrettanto irresistibili.

Basti dire che tutto finisce bene, la nuova Pandemia viene evitata da Joan Fine, dalla veterana della Guerra Civile e da un provvidenziale terremoto 7.1 Scala Richter. Nella sfrenata battaglia finale le due muoiono. Si ritrovano in paradiso, decidono di non avere voglia di essere morte, tornano sulla terra, dove Harry Gant, sopravvissuto all’assalto alle sue proprietà e al terremoto, sta già progettando nuove avveniristiche imprese.

Fin qui non si è capito niente? Non importa: la vicenda è assolutamente non-riassumibile. Anche leggendola non si sa mai bene dove si è, presi nel turbine della comicità e dell’invenzione. Alla fine però tutto (più o meno) si riorganizza e sistema.


Il romanzo è poi stato pubblicato da un altro editore con il titolo: Acqua, luce e gas. La trilogia dei lavori pubblici, Fanucci, 2000
Nuova edizione!

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