Scrive di: Michael Larsen

Precisione crescente (1995)

© Mario Biondi
Divieto di riproduzione integrale
e obbligo di citazione (per cortesia...)

Tutto comincia con un delitto. Una bella ragazza viene assassinata. Il suo compagno, il giornalista Martin Molberg, sospettato, precipita in una crisi nervosa di incontri terapeutici, psicofarmaci, alcol. Ma vuole scoprire la verità a tutti i costi. Con la morte di Monique la sua vita è spezzata. La storia continua con un nome: Jack Roth Pascal. Pascal, come un famoso linguaggio di programmazione computeristica. Chi è? Martin ne segue le tracce fino a Los Angeles, nel paradiso/inferno del cinema, dell’immagine usata a fine di illusione. Non sono un caso né il nome né il luogo. La tessera successiva, infatti, è precisamente un’immagine: una foto. Monique in atteggiamento inequivocabile con un attore pornografico. Martin si sente scoppiare la testa: la polizia lo sospetta anche di un secondo omicidio. La realtà tutto attorno a lui vacilla. Che cos’è la realtà? Di più: esiste una realtà, almeno a livello di immagini? Le analisi computerizzate a cui sottopone la foto pornografica di Monique lo sprofondano sempre più nel delirio del dubbio. La foto è stata realizzata con sistemi ultrasofisticati, a disposizione soltanto delle più potenti strutture internazionali: è sicuramente manipolata. Perché? Che cosa nascondeva Monique? Perché, ancora, muoiono prima un uomo apparentemente estraneo alla vicenda e poi una giovane hostess? Erano legati — scopre Martin — al contrabbando di sofisticati codici di software con cui Monique è diventata ricca.
Esposta alle tremende manipolazioni possibili con i più avanzati sistemi digitali, la realtà sembra non avere più alcuna univocità. Arrivato alla verità, Martin sprofonda in un vortice nero di follia, dove la realtà non ha più senso, dove tutto — il vero come il falso — è il contrario di tutto: persino di ciò che sembra essere. Precisione crescente di Michael Larsen (Garzanti, pp. 242) è un romanzo di scrittura magnifica e di lettura non facilissima, ma palpitante, inquietante, che coniuga le tecniche più sperimentate del giallo hard boiled con quelle più avanzate dei computer. Non il primissimo — e nemmeno il più spericolato —, ma uno dei primi esperimenti di “cyber-romanzo”, struttura narrativa ormai resa obbligatoria dall’era dell’interattività, degli esperimenti sulla realtà virtuale. La trasposizione cinematografica renderebbe strepitose le parti relative alle tecniche di manipolazione delle immagini.

(Class, 1 giugno 1995)
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