Scrive di: Dritero Agolli

Ascesa e caduta del compagno Zylo (1994)

© Mario Biondi
Divieto di riproduzione integrale
e obbligo di citazione (per cortesia...)

Estate 1982, Albania, regione del Devolli, estremo angolino incastrato tra la Macedonia iugoslava e quella greca. Festival popolare. Tutte le istanze della zona hanno portato il meglio della propria produzione: in sostanza, in mezzo al quasi-vuoto commestibile, un profluvio di bottiglie di raki, la tremenda acquavite locale distillata casalingamente da qualsiasi cosa. Alle undici del mattino è come bere cherosene. Ma l’ospite straniero non può esimersi. Al suo tavolo, che è quello consapevole di sé delle autorità minori, un omone di profonda simpatia e voce tonante prende un piccolo peperone verde e lo taglia fino a farne un bicchiere. Lo riempie di raki, lo leva alto, pronuncia un breve discorso accompagnato da risate, sorrisi, ammiccamenti, sguardi preoccupati. Lo prosciuga. Che cosa ha detto? Ha fatto un brindisi — viene spiegato —, indirizzato a una donnetta insignificante appollaiata sul palco centrale tra le autorità supreme. La viceministro per l’industria leggera. Le ha detto: «Vedi, compagna viceministro, che cosa siamo costretti a fare per bere? Ci tocca usare un peperone. Quando mai la nostra industria, nel glorioso spirito eccetera eccetera, riuscirà a produrre qualche bicchiere?». Un brindisi azzardato, almeno agli orecchi dello straniero. Ma forse no. L’Albania ultracomunista di Enver Hodja era un paese strano, scarsamente comprensibile, difficilmente categorizzabile. Autore del brindisi era Dritëro Agolli, grande combattente della resistenza al nazifascismo, spirito indomito, presidente della Lega degli Scrittori, probabilmente la seconda autorità letteraria del piccolo paese balcanico dopo Ismail Kadaré. Di Dritëro Agolli, personaggio di straordinaria carica umana, la piccola casa editrice Argo ha portato in libreria il romanzo Ascesa e caduta del compagno Zylo. Un libro perlomeno particolare. Specchio dell’intensa, quasi schizofrenica singolarità — spesso al di là del comprensibile — del paese e della cultura da cui esso proviene. L’Albania, una quasi indecifrabile miscela di solennità bizantina e fatalismo derviscio musulmano su cui sarebbe opportuno gettare finalmente la luce della ricerca storica approfondita. Due componenti — più la terza, la risentita ostinazione cattolica del nord legato al mito di Skanderbeg e della resistenza al tempo stesso alla penetrazione ortodossa e a quella musulmana — tenute ferreamente insieme, a quei tempi, dal più improbabile e didascalico dei collanti marxisti-leninisti. Di un simile bizzarro miscuglio ideologico di bizantinismo, fatalismo derviscio e ostinazione cattolica (più il presunto marxismo-leninismo), il romanzo di Agolli rappresenta uno specchio esemplare. Fratellino minore di tanti meschini “funzionariucci in carriera” offertici dalla letteratura dell’Europa orientale, nella sua “ascesa e caduta”, con le sue vacue dispute ideologiche, i miseri giochetti di potere e la piccola coorte ipocrita di sicofanti e detrattori, il “compagno Zylo” è un’epitome di stolido arrivismo e al tempo stesso di ingenua innocuità che rimane incisa nella mente. Un elegante, spietato balletto letterario tra Cecov, Kafka e Solgenitsin (più qualche frangetta di Lenin e Zdanov) che vale senz’altro la pena di conoscere. Salvo errore, i lettori occidentali hanno a parziale disposizione soltanto un altro romanzo di Agolli, pubblicato in francese in Albania: l’epico Le Commissaire Memo, appassionata cronaca dei tempi resistenziali. Sarebbe opportuno venisse tradotto in italiano anch’esso, per dare (insieme all’opera di Kadaré) un quadro più approfondito dei tuttora misteriosi panorami culturali albanesi.

Dritero Agolli, Ascesa e caduta del compagno Zylo. (Pubblicato su Corriere della sera, gennaio 1994)
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