Scrive di: Fred Ulhman

I. Ritorno (prima edizione di “L’amico ritrovato” (1979)
II. Recensione: “L'amico ritrovato” (1987)
III. Commento: “Niente resurrezioni, per favore” (1987)

© Mario Biondi
Divieto di riproduzione integrale
e obbligo di citazione (per cortesia...)

Ritorno, il primo dei due racconti lunghi presentati in questo volume, è la storia di una fortissima amicizia adolescenziale nella Stoccarda degli anni ’30. Alle sue spalle, ancor più che l’opera degli amatissimi e citatissimi (dai due protagonisti adolescenti) Hölderlin e Schiller, stanno certi grandi temi, toni e atmosfere di Thomas Mann e Hermann Hesse. La grande cultura tedesca. Quella cultura del popolo tedesco che impose a tanti ebrei assimilati - che in essa erano stati educati - di considerare il nazismo come la malattia passeggera di un corpo sociale sano. La tenera storia di amicizia tra i sedicenni Hans Schwarz e Konradin von Hohenfels vive di questa atmosfera e di questa atmosfera soffre e muore. L’Olocausto incombe, il giovane Konradin, con le sue tradizioni familiari nobilissime, non può ragionevolmente rimanere amico del « piccolo giudeo » compagno di scuola. Preludio alla morte di milioni di uomini, muore un’amicizia felice, muore nell’anima del ragazzo ebreo assimilato l’amore per quello che era il suo paese. Nessuna pietà, nessuna commozione potrà provare tanti anni dopo, nella nuova patria americana, davanti al lunghissimo elenco di nomi di compagni di scuola scomparsi nella barbarie della guerra. Solo un nome, quello di Konradin, riaprirà per il lampo di un attimo le ferite della memoria e del tempo. Nel secondo racconto, Per carità, che i morti non risorgano, un altro ebreo tedesco sradicato dalla sua patria e rifugiato in America (un altro Hans Schwarz adulto) torna casualmente dopo molti anni nella Stoccarda dell’adolescenza. Inconsapevolmente, è venuto per cercare la ragazza allora amata. La incontra e si trova coinvolto anche in un convegno di ex compagni di scuola: no, non gli è possibile mettere una pietra sul passato, dimenticare ciò che a lui e al suo popolo ha fatto la Germania di Hitler, patria perduta, perduta ancora una volta per sempre.

Quarta di copertina dell’edizione Longanesi, 1979

II.

Alla fine degli anni '70 la casa editrice Longanesi & C. andava male. Molto male. Eppure si tentava disperatamente di tenerla in piedi, cercando e pubblicando opere eccentriche, di autori nuovi o marginali, che potessero costituire uno scoop ovvero far notizia, pur costando molto poco. Perché - anche se è assai comune la credenza popolare che libri debbano essere regalati - la loro produzione, ahinoi, costa! Tra gli altri, per esempio, pubblicammo Nove settimane e mezzo della pseudonima Elisabeth McNeill, che fra non molto - ovvero in seguito all'uscita dello scandalosissimo film che pare ne sia stato tratto da Adrian Lyne - rischia di far parlare parecchio di sé. Il compianto Eric Linder (un giorno o l'altro bisognerà che qualcuno scriva la storia del variegato contributo da lui dato all'editoria italiana) ci suggerì inoltre il librino di uno strano vecchio signore, ebreo originario della Germania e stanziato in America, dove si alternava negli hobby della scrittura e della pittura.

Si chiamava, questo signore, Fred Uhlman e aveva settantotto anni. Leggemmo il suo romanzino - brevissimo - intitolato Reunion e decidemmo immediatamente di farlo tradurre. Intanto Linder ce ne aveva mandato un secondo, tuttora in dattilo e ancora più breve, intitolato No resurrection, please. Date le loro dimensioni e soprattutto visto che tracciavano una sorta di itinerario tipo dell'ebreo europeo a cavallo dell'Olocausto, decidemmo di farne un libro solo, intitolato Ritorno, che uscì nell'autunno del '79. Non potemmo andare avanti molto, in tale genere di iniziative. Fummo travolti dall'organizzazione commerciale al grido di: «Vogliamo libri da vendere». Molto giusto. Il pubblico, invece, non disse niente: i volumi di quella minuscola serie praticamente non li vide mai in vendita.

Singolari stranezze del mondo italiano del libro! Qualche giorno fa ci è capitato fra le mani un altro libro di Uhlman, appena pubblicato, che con discreta emozione abbiamo pensato nuovo. Tuttavia il titolo, L'amico ritrovato, ci diceva qualcosa. Apertolo, abbiamo dovuto constatare che si trattava di una nuova traduzione della prima parte di quello da noi pubblicato nel '79. O bizzarria! Vi sono giovani che non riescono a trovare un editore, e autori di grande prolificità ma inediti, dei quali soltanto post mortem vengono scoperti bauli pieni di dattiloscritti, destinati a produrre grande scalpore e luminosa rinomanza postuma, nonché speranze del tutto immotivate in legioni di inedite zampe di gallina. E, per converso, esistono autori il cui praticamente unico libretto viene pubblicato due volte, in due traduzioni diverse, nel giro di sei anni. Così va il mondo delle lettere. E dunque l'ormai defunto Fred Uhlman, quasi ironizzando sbarazzino sul titolo della sua seconda novella, da noi tradotto con Per carità, che i morti non risorgano, risorge e ripresenta un proprio avatar cartaceo, che ci giunge attraverso la Francia, dove le fascette editoriali sostengono sia stato il tascabile più venduto nel 1985.
L'amico ritrovato è la storia di una forte amicizia adolescenziale nella Germania degli anni '30. Sul suo sfondo stanno gli amati e continuamente citati Hölderlin e Schiller (e il Fidelio diretto da Furtwängler!), ma soprattutto certi appassionati legami adolescenziali tipici della grande narrativa tedesca, con gli esempi più largamente noti nelle coppie di amici fanciulli Tonio Kröger/Hans Hansen, Hans Giebenrath/Hermann Heilner (Hermann Hesse, Sotto la ruota) e soprattutto Hanno Buddendbrook/Kai Mölln. Quante volte Fred Uhlman deve avere letto una delle scene finali dei Buddenbrook, ovvero quella di Hanno e Kai a scuola... Ne riproduce lo spirito con uguale commozione, anche se, naturalmente, con arte decisamente meno magistrale.

Il suo autobiografico sedicenne Hans Schwartz (quanti Hans!), figlio di un rispettato medico ebreo-assimilato di Stoccarda, si lega di profonda amicizia con il contino Konradin von Hohenfels, suo compagno di scuola e rampollo di una stirpe leggendariamente illustre. Ma Hitler sale al potere, l'Olocausto incombe. I nobili von Hohenfels non ritengono più opportuno ricevere nella loro avita magione il piccolo giudeo. E in Hans, preludio letterario allo sterminio fisico di milioni di uomini, muore l'amore per la Germania, paese capace di produrre grandissima poesia ma anche Hitler. Nessuna commozione proverà quando, anni dopo, fattasi una nuova vita negli Stati Uniti, si troverà davanti un opuscolo con il lunghissimo elenco di nomi dei compagni di scuola di allora, scomparsi in guerra. Soltanto uno di essi e una didascalia lo faranno tremare: «VON HOHENFELS, Konradin. Implicato nel complotto per uccidere Hitler. Giustiziato».


Fred Uhlman, L'amico ritrovato, Feltrinelli


III.

L'Italia letteraria è sempre generosamente pronta a rimanere attonita per le folgori che le vengono scagliate dritte dritte nelle terga dall'estero. Attualmente è in deliquio di fronte all'invenzione promozionale dell'inesistente «minimalismo» narrativo americano. L'anno scorso, tra l'altro, si è molto emozionata per la presunta scoperta di un piccolo libro - L'amico ritrovato di Fred Uhlman -, arrivato anche da noi a un forte successo di rimbalzo dalla Francia. Un coro unanime, in cui si sono particolarmente distinte alcune voci di intensa veemenza, le quali hanno stigmatizzato come l'editoria italiana, capace soltanto di marciare a rimorchio di quella straniera - nel caso specifico quella francese -, avesse tardato tanto a scoprire Fred Uhlman. Che cosa mai aspettava, la sunnominata editoria italiana, a rendere disponibile anche al pubblico dei nostri lettori un'altra breve opera dello stesso autore, intitolata No resurrection, please ? Eccole accontentate, le nostre voci veementi e bene informate: in questi giorni il racconto viene ristampato dalla rinnovata Guanda con il titolo Niente resurrezioni, per favore.

Abbiamo scritto "ristampato" e dunque è opportuno venga aggiunto un piccolo supplemento di notizie. Nella primavera dell'ormai lontano 1979 la casa editrice Longanesi pubblicava un libro, intitolato Ritorno, dovuto appunto alla penna di Fred Uhlman, allora ancora in vita. Le sorti della casa editrice erano in quel momento allo sbando, il volumetto arrivò a stento in libreria, non se ne accorse quasi nessuno. Chi, invece, per un fortunato caso lo avesse visto allora, ricorderà forse come esso fosse composto di un romanzo breve e di un racconto lungo, intitolati rispettivamente Ritorno e Per carità, che i morti non risorgano. Ovvero, pur sotto due titoli diversi, appunto le opere uscite in questi ultimi mesi: L'amico ritrovato (cioè Ritorno) e Niente resurrezioni, per favore (cioè Per carità...).

Chi scrive qui, a quei tempi corresponsabile della pubblicazione di Ritorno, ricorda perfettamente come la seconda parte, ovvero No resurrection, please, in mancanza di un testo a stampa fosse arrivata ancora sotto forma di dattiloscritto. Dunque la Longanesi - casa editrice indubitabilmente italiana - oltre ad avere scoperto Fred Uhlman con sei o sette anni di anticipo su quelle francesi, ha anche pubblicato un suo testo in prima edizione mondiale. E a questo punto, fatti un po' meno di sensazionalismo gratuito e un po' più di informazione civile a favore dei lettori, sarà bene parlare dell'autore e della sua opera. Uhlman è nato nel 1901 a Stoccarda ed è morto a Londra nel 1985, dopo avere soggiornato molti anni in Francia e Inghilterra, impegnato nella doppia professione di avvocato e pittore, con l'hobby della scrittura. All'emigrazione fu costretto nel 1933: per quanto imbevuto di cultura tedesca e a essa assimilato, era ebreo. Apparteneva a una famiglia che aveva versato il proprio sangue per la patria germanica, ma dovette andarsene.

Chiunque abbia letto L'amico ritrovato (oppure Ritorno), ricorda la straziante nostalgia dell'autore per la cultura tedesca. Il breve romanzo è la storia di una forte amicizia adolescenziale nella Germania degli anni '30. Sul suo sfondo stanno gli amati e continuamente citati Hölderlin, Schiller e Goethe, ma soprattutto certi appassionati legami tra adolescenti, tipici della grande narrativa tedesca, con gli esempi più largamente noti nelle coppie di amici fanciulli Tonio Kröger/Hans Hansen, Hans Giebenrath/Hermann Heilner (Hermann Hesse, Sotto la ruota) e soprattutto Hanno Buddendbrook/Kai Mölln. Il sedicenne ebreo Hans Schwartz (quanti Hans!), figlio di un rispettato medico ebreo-assimilato di Stoccarda, è legato da profonda amicizia al contino Konradin von Hohenfels, suo compagno di scuola. Ma Hitler sale al potere, l'Olocausto incombe, lo jude deve riparare all'estero. In lui muore l'amore per la Germania. Nessuna commozione proverà quando, anni dopo, fattasi una nuova vita negli Stati Uniti, si troverà davanti un opuscolo con il lunghissimo elenco di nomi dei compagni di scuola di allora, scomparsi in guerra. Soltanto uno di essi e una didascalia lo faranno tremare: «Von Hohenfels, Konradin. Implicato nel complotto per uccidere Hitler. Giustiziato».

E nessuna commozione prova vent'anni dopo la propria fuga (siamo passati a Niente resurrezioni, per favore, continuazione della precedente vicenda autobiografica), quando, nel corso del primo e unico ritorno nella città d'origine, incontra casualmente e controvoglia un gruppo di ex compagni di scuola - uomini invecchiati, variamente provati dall'esperienza della guerra e del delirio hitleriano - tra i quali riesce soltanto a suscitare una velenosa polemica contro o pro il nazismo. No: quella società, materialisticamente imbevuta del miracolo economico postbellico, così lontana dalla «sua» Germania (quella di Weimar), non ha più nulla da dirgli. La vista del Karl Alexander Gymnasium provoca in lui soltanto disgusto, Palazzo Hohenfels non esiste nemmeno più. Era tornato con l'ingenuo proposito di cercare la fanciulla allora amata. La incontra, anche lei ovviamente invecchiata, e anche lei ha ormai poco da dirgli. «Niente resurrezioni, per favore», è il disperato messaggio che gli trasmette. Guai a risvegliare i fantasmi di quel passato! Lividamente asciutto e non più scopertamente manniano, il racconto conferma un'autore molto appartato e dalla produzione limitatissima, ma che merita senz'altro di essere letto.

Fred Uhlman, Niente resurrezioni, per favore, Guanda


(Il giornale, 22 febbraio 1987)
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