Scrive di: Yukio Mishima

Recensione: “L’età verde” (1986)

© Mario Biondi
Divieto di riproduzione integrale
e obbligo di citazione (per cortesia...)

Nel novembre del 1949, a Tokyo, moriva suicida uno studente di legge, stroncato dal fallimento della società finanziaria «Club Luce» da lui stesso fondata. Un segnale di turbolenza per il nuovo mondo degli affaristi e speculatori uscito dalla sconfitta del Giappone, con la conseguente occupazione americana e quindi con la contaminazione dei suoi antichi valori con quelli dell”Occidente? Chissà. Sta di fatto che a coglierlo come tale c'era uno scrittore venticinquenne già baciato dalla gloria, che a base della propria poetica poneva proprio la difficile commistione e l'irresolubile dissidio tra le due culture: Yukio Mishima. Ne sorti la stesura del romanzo breve intitolato L'età verde, pubblicato in Italia con una nota dello stesso autore e un ricordo del Premio Nobel Yasunari Kawabata, grande protettore artistico del giovanissimo scrittore.

Come ricorda Marguerite Yourcenar nel suo importante saggio su Mishima, se è difficile giudicare un autore contemporaneo per la mancanza di distacco, di prospettiva, l'impresa diviene ancora più difficile quando tale autore appartiene a una cultura del tutto diversa dalla nostra. E particolarmente difficile appare giudicare questa opera di Mishima, giovanile eppure già successiva a un capolavoro (Le Confessioni di una maschera), acerba eppure già perfetta, contenente in nuce tutta la poetica dell”autore.

In Makoto Kawasaki, giovanissimo protagonista del romanzo, non è possibile non riconoscere un ennesimo alter ego dell'autore, come luil acerato tra intelletto e sensi, tra amore e orrore per la tradizione «orientale» nipponica, tra adesione e repulsione per il nuovo mondo degli «occidentali››. Sul filo della più gelida e lucida follia razionale (dissociazione), il lettore lo segue in un estenuato processo di formazione, che dall'infanzia, dal gesto simbolico di un regalo, prima concesso e poi negato dal padre, arriva fino alla giovinezza, all`altrettanto simbolico gesto dell`azzeramento della donazione ricevuta dallo stesso padre per affrontare la vita, al definitivo annullamento di se stesso.

Il tutto attraverso gli anni della scuola, dell'università, della guerra, attraverso la spietata indagine della vita e delle pulsioni sentimentali ed erotiche. Attraverso, infine, la creazione di una società finanziaria destinata per definizione alla catastrofe. Non è facile seguire il misto di cultura orientale e occidentale che sta alla base della filosofia di vita di questo personaggio di Mishima, basata sulla logica di un complesso «codice penale quantitativo», oltre che del dominio della ragione su ogni pulsione. Tanto vale abbandonarvisi, nel fascino della lettura e dei segni del destino.

Per Mishima vita e arte sono un tutto unico. Lo spirito del suicidio domina gran parte della sua opera. Il suicidio, come è tristemente noto, fu la clamorosa opera che concluse la sua vita.


L’età verde, SE (Amica, 1986)
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