Gli occhi di una donna
Longanesi, 1985


La graziosa sedicenne che incontriamo in apertura di romanzo non immagina quante cose dovranno vedere i suoi occhi. Nella sua splendida ingenuità che comincia appena a venarsi di malizia, la giovane Emma Lucini non sa come può essere vario e imprevedibile il gioco degli eventi, né quante volte i suoi occhi, ora spalancati sul mondo, dovranno arrossarsi di lacrime di fronte a una realtà spesso troppo crudele. È proprio un primo imprevisto, in effetti, ad avvicinarla a Luca Olgiati Drezzo, a lei così inviso nell'infanzia, e a legare quindi la famiglia Lucini — della borghesia industriale, povera di avi illustri ma rigogliosa per beni terreni — a quella aristocratica di Luca, ricca soltanto del proprio nome e di una vena di follia che genera in ciascun discendente dolci manie e, più sovente, vizi inconfessabili. Le vicende delle due famiglie vengono così seguite per sessantotto anni, dal 1914 fino ai giorni nostri; pur senza trascurare viaggi a ritroso che ci portano talora a rasentare il Cinquecento, offrendoci stupende occasioni d'incontro con antenati che hanno un piede nella leggenda. Sebbene le storie finiscano con l'intrecciarsi, lo scontro fra i due diversissimi mondi è inevitabile: i Lucini non di rado mettono da parte gli scrupoli, fanno uso di prepotenze, s'alleano con i violenti; gli Olgiati Drezzo, nel loro «disadattamento» affettivo e sociale, sono preda di angosce che li inducono a cercare rifugio in una dimensione di egocentrico misticismo, di follia che tutto perdona e di erotismo che fa di tutto dimentichi.
In tal modo, unite eppure divise, le due famiglie affrontano la Grande Guerra, il fascismo, la Seconda guerra mondiale, la Resistenza, il '48, l'oggi, dando agio all'autore di far campeggiare il proprio affresco multicolore e multiforme sulla più vasta sinopia costituita dall'ultimo secolo della nostra storia. Ne risulta un'opera dai molteplici connotati drammatici ma anche comici, con punte di sarcasmo dirette a un mondo che, col progredire della narrazione, appare sempre più impazzito, forse malato come la Farnia, la grande quercia che da secoli tutela l'antica dimora degli Olgiati Drezzo e di cui più nessuno si cura, se non la tenera Emma, ormai vecchia, che ne porta negli occhi la cara immagine dai giorni felici dell'adolescenza. Un'opera tanto più «solare» quanto più fondi restano i suoi margini d'ombra e di mistero.


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