Il destino di un uomo
Rizzoli, 1992


Un'antica abbazia sperduta tra i monti in un paesaggio impervio; la parziale tragedia di due adolescenti che cercano di evadere dall'ospizio per trovatelli dove sono stati rinchiusi; un'enigmatica galleria scavata nei secoli tra i due versanti di una montagna; le favolose tracce del passaggio dei saraceni per quelle valli, ai confini tra Piemonte e Francia; i riti dell'ultimo erede di un ordine cavalleresco templare. Così si apre questo nuovo romanzo di Mario Biondi: una grande epopea familiare e storica ricca di sentimenti, fatti, azioni, caratteri, di un profondo e accurato studio psicologico. E poi la tragedia del secondo conflitto mondiale: partigiani, tedeschi, collaborazionisti; ardite operazioni guerresche; un uomo e una donna legati da un complesso vincolo d'amore e impegnati in una missione temeraria; il ritorno del protagonista ai luoghi dell'adolescenza, sulle tracce del proprio destino. E la storia assume un ritmo sempre più incalzante per il lettore, che pagina dopo pagina segue una vicenda fatta di conflitti di interessi, di colpi di mano nel mondo della grande industria, di sentimenti dissimulati o vietati, di faide familiari, di eventi tragici, di erotismo, di un passato creduto rimosso e che invece si ripresenta con un pirotecnico colpo di scena finale a rimescolare le carte in tavola e a sconvolgere una partita che pareva conclusa per sempre, con i protagonisti del gioco della vita — assai spesso amaro — che agiscono in Francia, Spagna, Inghilterra ma soprattutto in Italia fino ai duri anni della ricostruzione postbellica. Una storia robusta, di largo respiro, per i lettori che amano lasciarsi avvincere dai romanzi veri, con personaggi veri, un intreccio vero, un vero finale; una grande saga; una storia trascinante, affascinante.


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