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Mario Biondi
TRITTICO

(1976 - 1980)
[Inedita in italiano, pubblicata in inglese su "ALTRO POLO,
a volume of Italian Studies,
Italian Poetry today: a critical anthology",
edited by Raffaele Perrotta, Sydney, 1980]

 
1. SOLITUDINE
 
solitudine cinque stelle
ragnatela di un sasso ma nemmeno
fiore di stracci dentro un tram
scivolare proprio sul boccaporto
del teatro dove si ride si paga
naturale: la terra marcia l'ha fatta
il padrone le orecchie brinate
la padella per friggere che è unta
fa schifo: dio cristo che sera
siamo qui ci ha buttato giù il tram
poi suonava gridava che scemi
noi pugno chiuso a guardarli
con la bandiera rossa
(l'hai vista il primo maggio
l'hai vista?)
questa sera lanterne e vediamo:
angolo a destra sezione pugno chiuso
a sinistra prati di petrolio
camole che girano leccano la mano
basta solo che il mondo non lo sa
tira la corda va' intanto
che i padroni sono in Svizzera
sono in banca in Lussemburgo
ma gli arriva l'odore del culo
gli arriva
fallo andare e cantiamo compagno
domani si vede
 
 
2. RICORDO
 
La bambola rotta lo sai
è una morta dalla finestra
la città sarebbe i tetti gialli
spioventi sulle mani del ragazzo:
le hanno perse nelle crepe
sull'orlo del lavandino 1e macchie
di un sapone mica buono le tendine
poi di fuori le bandiere
le canzoni l'alleluia il porcodio:
la lampada verde gioca sul tappeto
è la mano ragazzo è la mano lavata
che gioca sulla pelle del palmo
all'una e mezzo è quasi mezzanotte
ma domani al lavoro per fare?
quattro sassi un pacchetto di merda
tritalo fino in fondo dagli un senso
un pugno in mezzo agli occhi
non fa male fa niente
dato bene fa un ventuno
ma dopo?
 
 
3. LETTERA
 
come stai? i fiori sul frigo
sono talmente secchi che poi sono
di plastica e tendo la mano
però il petalo non cade è attaccato
a un peduncolo viola che non è poi
il mio cervello neanche il mio cazzo
non so se un colapianto o un cartone
dove potresti essere le righe verdi
del mio foglio non lo dicono
neanche gli oroscopi
i linguaggi di partito
i quasi niente che abbiamo saltellato
anche con eleganza e bianchi
dammi una mano: sei tanto lontano?
ho un rumore di tamburo nei cervelli
è il vecchio chilo di methedrine che scivola
nelle periferie della coscienza prende
le metropolitane sbaglia le stazioni
ma poi arriva al cuore BANG
fa anche un po' male
ma per lo più è lacrime di orzo
e libertà subito una freedom now
trovata neanche sull'impronta dell'asfalto
ma su un tavolo senza fiori
figurarsi: sei chili di bozze
tre etti di cervello e qualche impotenza
ma un giorno saremo famosi
vestiremo i fantasmi dei nostri ricordi
con rotoli di scotch adesivo di carta
non troppo trasparente di piume di cane
e faremo ballare il tip tap delle capre
ai calcagni del nostro dovere, dove sei?
tanto come chiedere di essere
più preciso un'ombra di lupo
non altro dio cristo non altro
la casa è tutta grigia l'ho fatta
io con strisce di gomma pezzi di rimmel
il resto del cuore è una cantina
di ricordi che non parlano ciao
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