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Mario Biondi
SETTECENTO WATT

(1973)
[Pubblicata su "Altri Termini" (Anno?)]



1

sono ora quasi seduto sulle scale
io corpo io braccio io mano
notizia da poche monete giornale che brucia occhi
fissi di nuovo nel muro una macchia
sul selciato di sotto trascorro lentamente segni
immagini davvero non trovo altro


e parole di musica quadri di carta
considero le somme che stendo tra l'altro
su un anticipo di passato una luna
che ha finito di cadere questa sera o domani
sento un cane che scivola tra i piedi


ora io e non altro canzone uguale
nulla tutto sommatoria di casi e me stesso
sento freddo nella parte del corpo che si ostina
una mano appoggiata sul cuore o più in basso
vedo un occhio che scende e perlustra da solo


sempre io appoggiato sulla pietra
unghie diafane mangiate brillantina da topi
immobile da secoli che grido forse
con la bocca chiusa i denti che fischiano
i calci che sferro sul selciato sono niente



2


amore conservato sotto vuoto
tende un dito indica la città
là sotto dice vive una folla di pensieri
l'odore dell'asfalto tracima dai colori gialli
prati distesi tra le mappe gomito a gomito


vorrei gridare questa sera dice ancora
un rumore di rantoli gorgogli soffioni
una corda che pende dal collo una catena
sotto il piede l'invito a una minaccia
un mazzo di semafori come pegno d'amore


e parole senz'altro parole legate nel palato
monumenti di sabbia composti sul divano
poco dopo con le dita ingobbite da sole
sono davvero personaggi da leggenda
una folla di anelli che scivola sul fianco


ma di fare un censimento nella sera
sono solo molto incerti dopotutto
essere un carnevale vale la pena
se i passanti hanno un occhio di vetro
un fanale una rotella una serranda


3

me stesso a settecento watt o
dieci infilzato su un dito proteso
nello scolo del marciapiede piegato
con la catena tra le ginocchia che adesso
fanno un fiore di fango grazioso per terra


me stesso come prima sotto gli occhi
leggermente sporgenti i denti rotti
indico con la mano cinque quattro tre due
non lo so come un cenno di saluto strozzato
poi mi guardo le unghie inchiodate nel muro


me stesso parola che comincia dal fondo
si dipana lentamente un corteo di silenzi
di bandiere abbassate di canne piegate
la schiena rigata le piaghe dell'uomo
non le lecco attaccato alla catena che trascino


grido compagno no cerco di gridare in gorgogli
alle mani sollevate lontano dai cartelli
la sirena delle cinque è un venticello
la chimera che cavalca la piazza in sottoveste
strano fiore piegato in ginocchio anche domani


4

ora a settecento watt davvero
mani abbrancate a un davanzale
fuoco di sangue nell'intestino parole
come corde pesano lentamente sulla gola
strozzato cerco solo di gridare sono vivo


uomini di altri luoghi vagabondi
sono ancora affollati sotto il cielo
scrutano attorno le dita inchiodate
la bandiera di carta piegata
la luce riflessa dal muro fa male


alba mattino pomeriggio forse sera
celebro nella notte un sentimento
di parole lasciate cadere sul sentiero
raccolte poi con cura nella mano
colpita da un sospetto di capire


piegata sempre su se stessa trema un poco
preme le unghie nel palmo si distende
verso un altro saluto da lontano
cerca di sollevarsi sopra il muro
poi si ripiega fa una macchia in terra
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