Stacks Image p23375_n7714
Mario Biondi
JAZZPAROLA SUITE

(1974)
[Pubblicata su "Pianura - Poesia e prosa degli anni Settanta", a cura di Sebastiano Vassalli]



 
1) La sfida americana
 
questa mattina Coney Island questa sera
di fatti inchiodati sui binari
ruota del fragore attorcigliata dal silenzio
di una vita che non è terra da graffiare
ho detto subito dopo quasi prima
la torre dei coito nel rumore del suo vento
filigrana di dubbi che ho messo in un pacchetto
a Market Street strada delle marchette
cinema sgangherati al parco guardo il baseball
la testa fra le ginocchia i palmi delle mani
appoggiati sull'erba davanti le dita distese
nel trifoglio il colore dei bongos nell'orecchio
fumo di marionette tutto intorno allora
Coney Island a sinistra o Alcatraz
nella Bowery striscia un fantasma di bastone
dammi un cent fammi fumare uomo
a Las Vegas sulla pelle dei Navajos
non so più quanto sono come sono al Village
suona dentro le orecchie una fanfara di deserto
sull'Empire mi gratto le croste unico tra la folla
dei buchi sporchi le orecchie piene di cerume
americano a Big Sur do un calcio a una radice
che comunque è sulla terra che descrive
una vita da graffiare oggi di agosto su un piede solo
equilibrio di razze dannate piscio subito
in questa subway del cervello i miei fratelli
Pantere Nere guatano concilianti 25 cents
amico forza nella 42a kung-fu e torrenti
catramati di sesso corro a piedi nudi tra i tombini
la visiera mi taglia la fronte a Nob Hill
o forse North Beach anzi no a Times Square
sono inginocchiato che ascolto il discorso dei binari
no sono alla Columbia con un dito nel naso
mangio un burger dai greci mi spulcio dai cinesi
i fratelli chicani mi danno una spinta nel West
Side trascino una cassa nera di strumenti
mi colpisco un dente con la forchetta
rimiro i miei lustrini ho un dollaro sull'orecchio
seduto sulla panca alla Grand Central
mi faccio guardare da nessuno che passa
su una gamba sola per la Grant o a Glendale
arrivando nella notte ricamo di luci
El Deserto Pintado caldo di rossi vermigli o gialli
ladri americani mi sfiorano la gamba
da Tad's nella Powell al cinema cinese
oppure di nuovo nella BART che mi perdo
per un attimo solo di confidenza mastico
del tabacco a Phoenix Arizona bacio il padre cactus
mi pungo le labbra attraverso la striscia
sotto me la mamma Mississippi si srotola si annoda
ho le braccia legate tra loro se taccio
subito un concerto di ruote traversa la finestra
Tricky Dicky balla nudo nella vetrina lercia
un bambino gli fa le boccacce sputa sul barbazzo
nero come il cielo ha le mani
viola due occhi palle da biliardo mi guarda
dice dirty incazzato traballa sui tacchi
multicolori sparisce nella lava della gente
ubriaca oggi domenica salendo verso il parco
letto comune di un milione di coiti collettivi
o al Lincoln Center la puzza del cemento
la sfilata di moda per nigger da cortile
fuori incazzati come me gli altri scrutano torvi
il pettine tra i capelli la matita la pipa
una rosa di cartone di due metri ten dollars
e ok siamo a posto fa anche gesti osceni
ho paura undici e trenta sulla subway
temporeggio su un tacco mi appoggio
alla parete che cede compero quasi un cazzo
finto con le spine lo porto in processione
a Monterey a Santa Cruz sulla ruota
della vita sorrido al ragazzo spagnolo che fa ok
con le dita e cavalca il cavallo di legno
i gabbiani strepitano perversi intorno al wharf
o sul tram cable car l'occhio nell'obiettivo
la mano tra le cosce un dito nel culo
macché sogno all'Hotel Cecil mi tremano
le braccia perdo i capelli i denti la pelle
scivolo avanti nel buio Shaft saltella
come un pazzo sullo schermo si avvita
mi guarda sghignazza sparacchia sanguina
è un sogno americano subito dopo che gorgoglia
nello scarico del cesso si affloscia come un tubero
di plastica anche oggi da Tad's 1,99
più tasse catchup compreso mi brucia il culo
nella pioggia che invento stamattina a Bryant Park
piscia di cane sulla statua come un basco
no alt prendo la scossa salto inferocito
corro tra gli sterpi poi subito sul Bridge
recito una preghiera che sbuffa
sotto il culo pesante di strudel
alla City Lights mi strofino le gambe
tra loro indeciso mi siedo per terra
 
 
 
2) Lacrime per Newyorkburg
 
Central Park un dito nell'orecchio
sordo ascolto seduto il sax che rantola
solleva l'appetito le foglie ai miei piedi
Cannonball all'Half Note ombra di un cadavere
grasso sombrero ricco peta sprezzante
track eseguo un saltello doppio gli occhi
affondati nel palmo anche il resto del tempo
volo i cieli amichevoli di United fratello
grasso sogghignante mongolfiera pallone
suona intanto voltato berretto di lana
volo anche Hughes nel Gran Canyon
mi bacio una scarpa a Williams no a Winslow
nuoto nella merda lenzuola strappate
il negro più bello del mondo che gioca a biliardo
sempre a Winslow nel buio più grasso poi dopo
zoppico sulla strada a piè pari raggiungo il bidone
frugo anch'io tra i rifiuti affamato
li butto per aria mi tasto il cappello
il berretto le palle le mani ho coperte di segni
in un posto schifoso sopra o sotto North Beach
bevo birra ed intanto quel tizio strombazza
CapellOrecchioDitodelpiede stronzone trombone
scampanella sghignazza si scuce da tutte le parti
proprio sotto il mio naso ok se volete
farò oggi finalmente dieci anni dopo
questo jazz di parole-trombe-nacchere-bongos
negro-bianco dieci anni in ritardo coglioni a brandelli
ostiacane batte intanto sui suoi tamburelli
vecchione tremendo al Top of the Gate sono qui
seduto proprio nel canale di scolo che bello
le chiappe all'umido anche il buco del culo
ma cosa continuo? lacrime per Newyorkburg e
libertà subito altro che balle e magia
di ju-ju: un tappeto di stronzi
rotolo da Macy's dall'ultimo al primo
e dal primo all'ultimo downtown ed uptown
traverso Harlem e mi cago che belli quei negri che fifa
o merda! sono un bianco biancuzzo a New York dopotutto
ed ho fifa scappo al West pedalando
macché pedalando volo quei cieli di prima
sul verde sul giallo sul grigio sul quasi
poi sul rosa appoggio una mano appena sudata
ma non sento nient'altro che l'urto di un graffio
gioco a tresette nella nebbia grassa della costa
mi gratto i blue-jeans i coglioni scomparsi
rotolo proprio nelle curve delle strade
affondo nel parcheggio a Paso Robles poi sbevazzo
mi cambio i calzoni tra i meli le palle sudate
subito illuminato dai fari guardoni mi butto
recupero Palo Alto sulla highway più in basso
o più in alto sono a gambe per aria
appeso al volante mi sfido da solo sfilaccio
le foreste i tappeti invece no sono qui
le chiappe sgranate per terra tra i negri
verso sera in mezzo al parco credo ancora
che sento graffiare i tamburi ed un sax
che mi gratta la pelle da dentro stasera a New York
 
 
 
3) Jonathangeorgejackson blues
 
Jonathan Jackson è in fondo che mi guarda
sangue che gonfia ora subito la camicia
sempre bianco-cane negro-bianco dice la voce
merda di te stesso chiappa pallida che tremi
stasera meridiano di Greenwich lampada spenta
appoggiato sulle spine che ficco nella carne
una mano a battere un dito strozzato
straccio un libro mi trascino da me stesso matita
arma soffocata delitto sognato mai fatto
alza la mano dico subito è George che aspetta
paese delle campane annegate nel fango
fine di un'avventura dipinta di sangue
poi dopo con le mani afferrate non dico
taccio subito una smorfia di niente grido
sì grido grido grido un silenzio di cuffie di carta
tigre stracciata che allunga le zampe le unghie
te le taglio stasera in un foglio di zinco
poi cado da solo in un mare di cani
che dovrei proprio adesso tagliare sul ponte
ammassare da parte sfilacci di sangue
un mare che ammolla la pelle stasera
e gridare è un silenzio di braccia legate
gridare da solo due cani e una luna di pezza
ma se dunque è vietato gridare il catarro
della vita gorgoglio un lamento piegato
George mi guarda con due occhi di tromba
certo merda una merda che è pallida sempre
faccio ammenda non dico più niente
Stacks Image p23376_n7714
I miei libri in formato Kindle

Slide copertine