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Mario Biondi
VARIE PAROLE CIVILI

(1969-1975)
[In "Amanacco dello Specchio" (5/1976), Mondadori]



 
IL LENZUOLO DI CANAPA INDIANA
 
una storia davvero
che comincia con la parola
F I N E
grande scritta in lettere rosse
sulla strada gialla
bella di sangue
una scritta luminosa
che non è sangue
corrono sulla parete aggrappandosi con le mani
le nuvole gialle e blu
che non dicono niente
di buono
non sono nemmeno nuvole
non gialle
non blu
una storia daccapo
sulle mani che hanno guardato
sull'amore dei fratelli
la pelle profumata
SCRIVERE UNA STORIA
verticale
con un giusto sapore
di musica
di carne
amare un fratello
averlo visto correre
averlo visto
il colore del lenzuolo somiglia
al colore del quarzo
delle lumache solitarie
che hanno scavalcato
la gobba della strada
le scritte luminose
graffiate dal silenzio
PRENDERE QUESTE MANI
averle di nuovo davanti
al colore del viso le dita
negli occhi succhiare la
pelle che hanno disperato
sulla superficie glabra di una speranza
i carri armati corrono scricchiolando
tengono un fiore sollevato tra le dita
BASTARDI!
ancora una volta traditi
senza piangere
il sapore di quella carne
qualche volta solitaria
tra le dita del buio
RACCONTARE UNA STORIA
di nuovo comincia con parole
che hanno creduto di posare
spingere
avanzando sulla sabbia
tra i cammelli
(con le dita sfioravano il collo del ragazzo
che si sottraeva
e parlava di misteri soprattutto)
sulla riva del mare
quando i presenti si sollevano sugli avambracci
guardano questa processione
i drappelli solitari
TRE RAGAZZI E UN UOMO
e tre uomini e un ragazzo
davanti alle scritte
sul muro
DESIDERIO DI SANGUE
i vampiri passeggiano nella notte
atteggiando la bocca a culetto
e la storia continua
con gli strumenti vecchi
CHE IL MONDO FINIRA'
(per essere sicuri e continuare
con quel dito sotto la superficie
sollevata dell'orecchio e qualcosa
che si muove
GUARDARE
GUARDARE )
la figura si allontana nel buio
alza un dito
dice NO
sempre NO
nei tempi dei tempi
(non contare su quello che vedi
non contare dopotutto
sul numero dei pori
che hai aperto nella notte
con saliva della bocca
la forza dei denti)
saltano ora tra i cubi
deposti nella strada
scavalcano un cancello
che non hanno aperto
siedono tra la gente
stendono subito i grembi
coperti di viola
al primo segnale
le monete stese ad asciugare
sul filo dei centocinquanta
(a Kavàla il ragazzo aprì lo sportello
disse efcaristò parapolì
più o meno
con gli occhi tremanti
le mani di gesso
proseguì per 2000 chilometri)
E DOPO
NEL BAZAR
osserva gli occhi che si aprono sul mondo
stringe le spalle nella pelle di pecora
COSA POSSO FARE
io
mi carezzo i lombi con le mani
spingo con le dita dei piedi
la parete
che vorrei spostare
 
 
 
TRE CHILI Dl SHELL
 
e sogna di ragazzi
ramarri al sole
sole di polvere e bello
fango di canali e poi
la violenza del poco
libertà degli stracci
o vento di odore
 
una gioia della vita
per esempio un animale
trafelato innocente
una giustizia nel sangue
qualche volta una razza di canzone
un sasso sul sentiero
due guardiani
cento fiori di latta
macchine da gioco
po' di sole violento dentro all'erba
e tre chili di Shell
la coscienza di asfalto
patina i denti del silenzio
 
quattro metri di muro
una notizia consumata
e due etti di sangue
sul graffito di un osso
una merce improvvisa
che si vende nel portico
anche speranze rotonde
sei monete
la sfera dopo
è soprattutto talmente gialla
che scotta sul dito
persino un messaggio d'amore
un brillante alla banca di un occhio
una luce profana per l'affetto
 
perciò sono sogni violenti
sinfonie di pistoni catarri
rinunce polvere
persino sulle palle
 
 
 
ANCORA UN ROMANZO
 
ora gli amori sottovoce
sul canterano sono cocci
in fila indiana la mano
stesa sull'orizzonte delle cifre
fa un segno di ripetere
 
la stranezza del cuore
un'altra volta disegnata
con la punta del bastone nella neve
fa un ghirigoro rotondo da vedere
si riflette subito nell'acqua
 
la lucertola uomo copre gli occhi
con un dito fa cenno di no
le sassifraghe sono ora a riposo
nei quattro ripostigli del cuore
che a turno compilano un romanzo
 
(ancora un romanzo
dicono le parole di nuovo
sottovoce hanno un dubbio
piegato in sette lembi sul costato)
 
certo sulla pelle del tamburo
tra le code dei cani sapienti
altri personaggi di carta spiegazzati
che galoppano tra i fili del pensiero
gonfi di desiderio sotto il sole
 
 
 
LE PAROLE SONO CIVILI
 
che non hanno tradito le parole
lo sanno molto bene i pomeriggi
grigi rosa figli di un rosso incandescente
dopo sono un corteo di teste rotte
 
che le parole non hanno tradito
bisogna saperlo accosciati sul cesso
dei sentimenti frantumati a pattumiera
della ragione accomodata in nuovo mito
 
che tradirsi è una condizione
della storia chiaro bisogna capirlo
dai Ciompi al Cile e stare calmi
senza isterismi e puttanate verso sera
 
 
 
TRAÍGO DE CUBA UN CANTAR
 
com'è bassa Fidel l'Orsa maggiore
sulla spiaggia di Giron
com'è alto il cuore compagno!
Cuba occhio di mulatta
pugno di machetero
fucile della rivoluzione
che anch'io ti canti una canzone
dal pomeriggio dell'Europa:
sento ancora tra le dita
la lana dei capelli del mulatto bambino
Roberto i suoi occhi
perle nuove di Santiago
mi accompagna nella scuola
al teatro Manuel Ascunce
(Domenech aggiunge preciso
e grave abbassa gli occhi:
l'hanno ucciso i vermi banditi)
l'hanno ucciso i banditi vermi
dall'occhio CIAnotico assassino
figlio ragazzo della rivoluzione
una lampada l'alfabeto:
ma per ogni morto (dice Fidel)
la rivoluzione ha educato migliaia di Roberti
e Roberto annuisce nei suoi nove anni:
che non sono morti per niente
se ora i suoi occhi perle sono qui
il suo sorriso è quello di Camilo
la sua mano che guida l'europeo stanco
che si gonfia di lacrime e speranza
qui La Habana Cuba 24 luglio 1974
Ciudad Libertad
sull'erba di un altro domani
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