Copertina Alcune recensioni di

CODICE OMBRA

romanzo di Mario Biondi
Corriere della sera 23 settembre 1999
Biondi, il potere viaggia su Internet

Immaginate che Yakuza giapponese, Triadi cinesi, Mafia italiana, Narcos colombiani e nuove mafie dell'Europa Orientale abbiano unito le proprie forze in una multinazionale del crimine più potente della Spectre, l'organizzazione terrorista che minaccia il pianeta nei film di Bond. Ma quale spaventoso pericolo, o quale inaudito bottino, potrebbe indurre i concorrenti a collaborare? Un thriller di Mario Biondi risponde prospettando uno scenario che realizza l'incubo più diffuso da quando è iniziata l'era di Internet: i servizi americani stanno per attivare un sistema di controllo capace d'intercettare tutti i messaggi che circolano in Rete. La minaccia è sufficiente a motivare l'alleanza, ma questa diviene più urgente quando le organizzazioni criminali intravedono la possibilità di trasformare il rischio in opportunità: sfruttando la straordinaria invenzione di un giovane scienziato russo, saranno loro ad assumere per prime il controllo della Rete. Sotto la pressione del ricatto, Rudenko mette a disposizione dei nuovi padroni il suo geniale progetto di integrazione fra intelligenze artificiali e cervelli umani, e così alcune inconsapevoli cavie umane vengono trasformate in «terminali viventi» del progetto Ombra, un infernale dispositivo di manipolazione totale dell'umanità. Con questo ben congegnato thriller informatico, Mario Biondi sembra aver completato la trasformazione (iniziata con «Una porta di luce», del '98) da narratore «main stream» a protagonista d'un genere che mescola, alla Crichton, fantascienza, spy story e romanzo d'azione. Conversione dai risultati apprezzabili, a giudicare da questa storia che resta sempre tesa e appassionante. L'unico dubbio riguarda la continuità con situazioni e personaggi del romanzo precedente, nel quale il tema della contaminazione fra mente umana e computer veniva affrontato con un taglio «magico-misterico», punto di vista che si ripropone a tratti nel nuovo romanzo, dove prevale, tuttavia, un approccio decisamente più «scientifico» e - ci pare - più convincente anche sul piano narrativo.

Carlo Formenti



Il Sole - 24 ore 12 settembre 1999
Leggibile, praticamente godibile

A leggere i risvolti delle copertine dei nuovi romanzi sembra proprio che gli italiani non vivano che per i capolavori, né si aspettino altro dalle cucine editoriali: tale e tanto è l'impegno dei redattori nel descrivere le novità, le particolarità, le soluzioni e le unicità (in tal senso quanto marginali) radunate in uno stereotipato e chissà se solo ipotetico Manuale dello scrivere risvolti di copertina (firmati e no) – con appendice di termini buggeranti. È fors'anche proprio per questo – e per quei capolavori ritenuti tali solo perché son stati loro regalati premi che in ogni altro regolare concorso avrebbero sollecitato circostanziate denunce alla magistratura per millantato credito e abuso di termini e di immagine – che probabilmente anche quei non molti lettori che l'Italia (non) vanta finiscono per cercare "medicine alternative". Che, certo, quanto a esiti stilistici non sono poi forse migliori di quelli investiti dell'Ordine della Giarrettiera Letteraria (trovate qualcuno dei suddetti Letterati-capolavoristi che non si "consoli" invocando il motto "Honni soit qui mal y pense", quando deve digerirsi una recensione non languidamente laudativa ... ); ma tali vie di fuga hanno almeno il pregio della leggibilità. Che, in epoche in cui è sin troppo facile passare dal librario al multimediale, se non altro rivestono la funzione di ancoraggio del lettore deluso al vecchio, caro libro.
In fondo, è anche un problema di umiltà e di coscienza letteraria: e quindi di applicazione a un prodotto-libro che – invece di una lunga e masturbata sequenza di parole e immagini che gridano vendetta "al cospetto degli alberi uccisi per loro" in nome di un presunto ricordo secolare consegnato alle storie letterarie – si offre quale frutto di artigianato che, proprio perché si prefigge (e li osserva) dei precisi limiti, funziona. Come accade col romanzo di genere: a lungo negletto e sprezzato (pur se spesso saccheggiato per soluzioni narrative alte e ancor più spesso pseudoalte); e oggi, affannosamente inseguito, ricercato, analizzato, valorizzato, col rischio semmai di cadere nell'eccesso opposto. Gli autori? Sono nomi che molti ormai conoscono: dal Simenon di Maigret a Scerbanenco, da Salgari a De Angelis, da Carola Prosperi a Liala a Campanile e Carletto Manzoni... (se poi dai libri si passasse ai film... da Corman a Totò, ai Mann degli western…)
Romanzo di genere, dunque. Come scelta: d'autore e di editore. Che porta polizieschi, noir e fantascienza in edizioni rilegate e propone i loro autori come vere voci nuove della narrativa. O sollecita il romanzo d'avventura, tinteggiato con l'archeologia, o l'informatica, o la storia, o lo spionaggio. E anche qui i nomi sono sempre più numerosi [… Il] caso odierno che ha sollecitato tali riflessioni [è] Mario Biondi, che con questo suo Codice Ombra ha dettato un romanzo di buona tensione, che si fa ben leggere e godere, con pochi miei momenti di smarrimento (soprattutto in campo matematico: al centro vi sono problemi di trasmissioni informatiche attraverso bio-chip) e qualche vicenda forse un po' troppo accentuata (la presenza della scrittrice e le sue storie parallele); e che quanto a scrittura sa muoversi non solo senza sciatteria e cedimenti, da autore consumato… Quanto al contenuto del romanzo, so di aver detto poco o nulla: ma quando si aggiungerà che narra del comune tentativo delle mafie internazionali di creare un sistema di ricezione, controllo e analisi di tutte le trasmissioni presenti nell'etere attraverso un computer basato sul DNA, non sarebbe corretto dire né che cosa accade, né come va a finire. Tanto, non ci vuol molto a bersi queste pagine.
Tra un classico e l'altro, s'intende. E, perché no?, nell'attesa d'un libro cui la definizione di capolavoro, pur magari non confacendoglisi, non lo faccia comunque troppo arrossire.

Ermanno Paccagnini



Italia oggi 18 settembre 1999
Vittime del Grande fratello

Una coop di mafie alla conquista del mondo
Se soltanto si chiamasse Marius Blond e fosse americano venderebbe milioni di copie in tutto il mondo. Non che Mario Biondi venda poche copie dei suoi romanzi, ma meriterebbe comunque un tipo di successo "americano" perché è l'unico nostro scrittore che sa costruire trame dall'architettura complessa e robusta, scenari internazionali, personaggi cinematografici. E, soprattutto, non si preoccupa delle fregnacce che sembrano invece ossessionare gli autori di casa nostra: piacerò al critico di Repubblica? è un romanzo adatto al Premio Strega? È politicamente corretto? I lettori gli danno ragione, e il suo precedente romanzo, intitolato Una porta di luce è stato un vero best seller. Raccontava la storia di Jacopo Sassi, vittima di un banale incidente sui campi di neve, che entra in coma profondo e viene salvato da Cristina, una giovane e bella dottoressa che lo porta da un medico specializzato nel combinare la scienza più avanzata con antiche procedure "stregonesche".
C'era molta New Age in quella storia (è giusto che gli scrittori seguano le mode, le assecondino, le creino), e l'abbiamo ricordata perché il nuovo romanzo di Mario Biondi si avvale di alcuni personaggi di Una porta di luce, a cominciare da Cristina Donghi, e in un certo senso ne è il seguito, seppure con una totale autonomia e basato su un tema completamente diverso.
Se nel romanzo precedente dominavano i motivi della medicina e dell'aldilà, in Codice Ombra l'argomento guida è la cibernetica, con tutti i problemi che comporta il galoppante progresso scientifico in questo settore: l'intelligenza artificiale, il controllo delle comunicazioni-informazioni da parte del potere costituito (il cosiddetto Grande fratello), le parentele tra cervello umano e computer. Ne è uscito un romanzo alla Michael Crichton, almeno per quel che riguarda la credibilità scientifica e le intelligenti invenzioni narrative che la stessa scienza ispira. Argomento non scelto a caso: il bocconiano Mario Biondi è stato il primo scrittore italiano a usare Internet e a costruirsi da solo un sito faraonico che contiene perfino interi romanzi. Sa tutto del computer, e qualcuno insinua che abbia dei microcircuiti nel cervello. E qui ci fermiamo, perché stiamo un pochino ricalcando le vicende raccontate nel suo romanzo. In apertura assistiamo a una riunione tra autorità del massimo livello. Non si tratta di governativi e neppure di industriali o scienziati. Questi signori rappresentano le mafie giapponese (la yakuza), russa, americana, siciliana, tedesca, turca… Insomma, il fior fiore della malavita organizzata in scala gerarchica e con giri d'affari miliardari. Il vertice del vertice vuole formare un consorzio onde finanziare il progetto chiamato "Operazione Ombra". Un geniale scienziato di nome Rudenko sta mettendo a punto un sistema in grado di trasformare i milioni di computer sparsi nel mondo nei terminali di un supercomputer centrale. Chi possiede questo computer è in grado di controllare il mondo. Ma c'è di più: lo scienziato riesce a realizzare un computer basato sul Dna, ovvero una memoria biologica che funziona con la medesima logica, e potenzialità, della mente umana.
Le vicissitudini di Rudenko e della sua amata compagna, ricattati dalla mafia, e questa silenziosa guerra a livello planetario, si alternano alle vicende più umane, intime e appassionanti, degli altri personaggi: la dottoressa Cristina Donghi (ancora nelle vesti di detective del mistero), una scrittrice di storie d'amore, l'amante della scrittrice, una matematica di nome Genia, il redivivo Jacopo Sassi e il suo salvatore Tom Minea… tutti trascinati in una trama che ha il ritmo del thriller.
Divertente la storia tra Miriam, la scrittrice, e Gianmarco, il suo uomo. Lei sta scrivendo un romantico racconto d'amore ambientato nell'Egeo, tra isole di sogno e spiagge incontaminate. Lui ha un incidente e quando riprende conoscenza sostiene di chiamarsi Jean-Luc Pavese, e i suoi ricordi coincidono con quelli del protagonista del racconto di Miriam. Eppure nessuno ha mai letto l'inedito racconto, e quando Miriam ha cominciato a scriverlo, Gianmarco era già in viaggio. Il mistero si infittisce e qui entrano in scena Genia e Tom Minea. Ma questa volta la soluzione di tutto non implica antiche magie o la parapsicologia. È ancora la scienza, con le sue deviazioni negative, a essere la vera protagonista.

Giuseppe Pederiali


Corriere di Como 27 settembre 1999
"Codice Ombra", il computer diventa una spia

Un crescendo di eventi e di emozioni in un'opera coinvolgente e avvincente, da leggere tutta d'un fiato
Una storia possibile quella che Mario Biondi immagina nel suo nuovo romanzo Codice Ombra, appena uscito in libreria, edito da Longanesi. Un thriller ambientato in paesi diversi, che coinvolge un'ampia rosa di personaggi, apparentemente "scollegati" tra loro, eppure tutti prossimi ad esser coinvolti nella medesima tragedia.
Un'organizzazione criminale, agente in tutto il mondo, con affiliati in Europa, in Asia, in America, è decisa ad ottenere il controllo delle comunicazioni del pianeta, mediante l'utilizzo di computer "umanizzati", in quanto interagenti con chip biologici, iniettati in persone solite viaggiare con frequenza regolare, ignare di divenire, durate i propri spostamenti, antenne ricetrasmittenti.
L'operazione, proprio per il carattere di massima riservatezza, è chiamata Shadow (ombra). Un'ombra che si insinua nel privato di chi utilizza il computer per sé. Un'ombra che sa violare la segretezza dei mondi dell'industria, della biologia, della chimica, della medicina, impegnati nel campo della sperimentazione.
Pedina nelle mani dell'organizzazione, capitanata dall'invasato e imprudente Leipzig – la sua fretta di agire contribuirà a mandare a monte l'operazione – Evgenii Rudenko, fisico di fama internazionale. Già prigioniero in patria per presunte offese al regime. Solo da poco libero di svolgere le proprie ricerche – è a lui che si deve la creazione dei particolarissimi chip biologici in grado di trarre vita dal Dna umano – per conto di una ditta di Francoforte.
A sventare l'operazione quella serie di personaggi, di cui si diceva all'inizio, in collegamento tra loro per il tramite degli stessi chip, o, comunque, via rete. Al punto che a salvare Rudenko e la sua compagna Sofia Cemilova, entrambi prigionieri dell'organizzazione, sono proprio i messaggi segretamente trasmessi per posta elettronica.
In sostanza, tutto in Codice Ombra di Mario Biondi viaggia sul filo della comunicazione telematica a un ritmo velocissimo, via via più incalzante. Ed è così che la soglia di attenzione richiesta al lettore deve farsi, con lo scorrere delle pagine, sempre più alta, sempre più vigile.
In un vero crescendo di eventi e di emozioni, che rendono Codice Ombra un romanzo coinvolgente e avvincente , da leggere tutto d'un fiato, come stregati dalle arti magiche di chi fa della scrittura un'arma di sicura seduzione.

Raffaella Valsecchi



Letture dicembre 1999
Interessi mafiosi sulle comunicazioni

Dov'eravamo rimasti? Già, perché con Biondi le storie continuano da un libro all'altro: i personaggi crescono, si evolvono, rivelano aspetti sorprendenti. Come in questo Codice Ombra, dove ritroviamo alcuni personaggi del suo precedente Una porta di luce (1998). E se nel primo dominava la vicenda personale di un uomo di spettacolo in lotta per uscire dal coma, grazie alle cure di due guru della medicina alternativa, ora la lotta è contro un potere occulto, una mafia mondiale che vuole creare una rete informatica per controllare tutte le comunicazioni; è il progetto Shadow (cioè ombra)...
La storia coinvolge e, benché orchestrata a incastri, con situazioni e luoghi che si avvicendano, costringendo il lettore a una ginnastica mentale per riprendere il filo, si legge tutta d'un fiato. Il tocco lieve della narrazione e l'impianto avventuroso non significano però mancanza di controllo e di padronanza della materia, anche quando si scende nei dettagli tecnici; così pure non significa mancanza di lucidità nell'evocare i pericoli legati alle tecnologie.

Antonio Misdea



Mediamente dicembre 2000
Un super cervello artificiale creato da milioni di computer. Che controlla le nostre menti

Un geniale scienziato sta progettando un sistema in grado di trasformare i milioni di computer sparsi nel mondo in ramificazioni sinaptiche di un unico ed immenso super cervello artificiale. La iper mente, dunque, in grado di elaborare informazioni al pari della mente umana. Nel frattempo, in Italia, un uomo comincia ad accusare un inspiegabile sdoppiamento della personalità. A momenti di estrema lucidità si alternano pseudo ricordi di un vissuto che mal si colloca nelle coordinate spazio-temporali della sua esperienza passata. Che legame si nasconde fra i due eventi? "Codice ombra" (Longanesi, £ 30.000), il nuovo romanzo di Mario Biondi, si muove agilmente tra vari generi letterari. Nel racconto sono infatti presenti ingredienti cyber tecnologici che fanno da sfondo ad una trama in cui gli intrighi della mafia internazionale e le operazioni dei servizi segreti per il controllo del mondo formano un thriller avvincente e ricco di colpi di scena. La posta in gioco è il controllo totale delle comunicazioni di massa, che riecheggia di vecchie paure e nuovi demoni. Già Primo Levi, nell'avveniristico racconto "A fin di bene" narra di una rete telefonica che pian piano acquisisce una forma di auto conoscenza sino a trasformarsi in un organismo capace di prendere decisioni, elaborare informazioni. Capace, in altre parole, di trascendere la umana capacità di agire sfuggendo al controllo degli uomini. Nel romanzo di Biondi il mondo delle comunicazioni globali rischia di entrare in possesso della criminalita' internazionale organizzata, anziché vivere di vita autonoma.
Ma simile al racconto di Levi è la paura di fondo che attraversa tutto il racconto: che qualcosa che ci trascende si impadronisca, attraverso il mondo delle comunicazioni della nostra libertà individuale. Mario Biondi (1939) scrittore dagli interessi poliedrici (laureato in economia e commercio ha lavorato per diverse industrie e, successivamente, è stato il capo ufficio stampa della Longanesi) è cresciuto nelle file delle avanguardie neo sperimentaliste. I suoi esordi poetici (tra le altre la raccolta di poesie "Jazzparola suite" del '74) hanno poi ceduto il passo alla sperimentazione linguistica associata alla creazione di racconti e romanzi. In quest'ottica ha affrontato dapprima il romanzo di formazione con Il lupo bambino (1975), sulle orme di Joyce e di Dylan Thomas. Con "Gli occhi di una donna" Biondi si aggiudica nel 1985 il Premio Campiello, per la sua capacità di modulare la lingua variandola a seconda delle situazioni storiche e dei diversi personaggi trattati. Ma è solo nel 1986 che Biondi approda al giallo. La civetta sul comò (1986), romanzo scritto in uno stile spesso comico-parodistico, viene infatti salutato come il nuovo giallo di ispirazione vagamente gaddiana. "Codice Ombra" l'ultimo romanzo di Biondi, lancia l'autore nel genere thriller, percorrendo le orme gibsoniane della science fiction più avvincente e avveniristica.

Laura Massacra



infinitestorie.it dicembre 2000
La Rete ci spia?



Una storia incalzante, un susseguirsi di colpi di scena che procedono senza pause verso un finale stupefacente. Questo è Codice Ombra, dodicesimo romanzo di Mario Biondi. Un thriller in cui l'autore mette in scena una terribile organizzazione internazionale creata per controllare tutte le trasmissioni in Rete (telefonate, fax, email). Naturalmente il romanzo ha tutti gli ingredienti giusti: i cattivi e i buoni, i loro scontro all'ultimo sangue, le vicende d'amore. Ma davvero si può arrivare all'inquietante ipotesi che un simile controllo globale possa presto estendersi alla mente dell'uomo, ai suoi pensieri? Ne abbiamo parlato con l'autore.

D. Dunque la Rete ci spia?

R. Be', non passa ormai giorno senza che i giornali pubblichino grossi articoli sulle preoccupazioni della Comunità Europea per le attività della rete spionistica Echelon (creata, ricorderò, da USA, Canada, Australia, Nuova Zelanda e Gran Bretagna). Nell'ultimo che ho visto, un'intervista di ”Repubblica“ a Fred Stock, il primo ”pentito“ di Echelon, lo stesso Stock dichiara: «la vostra vita è un codice seriale in un computer che ascolta». Be', questo è da mesi lo slogan con cui presento nel mio sito Web personale il mio romanzo Codice Ombra. E anch'io, come ha dichiarato Stock, temo che sia «troppo tardi per intervenire». Infatti il mio romanzo, oltre che una buona lettura, voleva essere anche una messa in guardia...

D. Già, perché Codice Ombra esce adesso in veste tascabile, ma la sua prima edizione risale ai primi di settembre del 1999.

R. Appunto: quasi due anni fa. È vero che protagonista del mio romanzo non è Echelon in sé, quanto piuttosto un'orrenda organizzazione finanziata dalla mafia internazionale, ma essa è ricalcata fedelmente sulle attività, sulle tecniche e sulla struttura di Echelon, che nel romanzo è citato più volte. E che la mafia possa cercare di creare una "struttura parallela" del genere non è soltanto "romanzesco". Riesce a fare di tutto, a infilarsi dappertutto.

D. Come aveva fatto a venire a conoscenza di Echelon?

R. In Rete e nelle pubblicazioni con essa connesse era molto tempo che apparivano dettagliate e preoccupate notizie su questa organizzazione. Appelli all'autodifesa, persino. Nell'autunno del 1998, mentre stavo pensando la trama del romanzo, ho trovato un grosso articolo messo in rete da Nicky Hager per il CAQ (CovertAction Quarterly), intitolato ”Exposing the Global Surveillance System“, ovvero, più o meno, ”Spieghiamo il Sistema Globale di Sorveglianza“. Diceva già tutto. E nella primavera del '99, a romanzo quasi finito, mi sono imbattuto in un grosso articolo messo in rete dall'australiano Duncan Campbell e, vedi caso, intitolato precisamente ”Careful, they might hear you (Attenti, potrebbero ascoltarvi)“. Mi ha fornito altre importantissime informazioni. Agghiaccianti, preciserei. Ho ancora entrambi gli articoli, più una serie di discussioni trovare nei newsgroup.

D. Come mai tanto interesse per questo argomento?

R. Rientra nel più complessivo interesse che ho per i temi della matematica, dello spazio-tempo e dell'Intelligenza Artificiale. Su quest'ultimo affascinante argomento è infatti basato il mio romanzo precedente, Una porta di luce, che fa un po' da preambolo a Codice Ombra. In effetti i due romanzi, pur essendo del tutto indipendenti, rientrano in un progetto di trilogia, di cui ho completato le prime due parti e cominciato a pensare la terza.

D. A quanto pare, l'interesse per l'Intelligenza Artificiale si sta facendo sempre più forte

R. È un argomento di cui nella comunità scientifica si discute da lungo tempo e con toni molto accesi — tra favorevoli e contrari (lo spiego un po' nel mio romanzo) —, anche se il ”senso comune“ della gente lo considera ancora con molto sospetto, a livello di pura fantascienza. Mentre basterebbe leggere con attenzione i giornali quando scrivono, per esempio, di uso del computer per curare certi problemi del cervello o certi handicap... Comunque, quello che non sono riusciti a fare alcuni dei più grandi scienziati del nostro tempo — ovvero a renderlo un concetto popolare —, riuscirà forse a farlo Spielberg con il suo film appunto sull'Intelligenza Artificiale. Ma è precisamente compito del narratore, sia per parole stampate sia per immagini, saper prevenire i tempi, prefigurare scenari possibili. Insomma: ”essere visionario“. Io ho cercato di dare il mio contributo. Piccolissimo, naturalmente, ma con un certo anticipo. E ne sono orgoglioso.

D. Codice Ombra non è un saggio ma un romanzo, e, come ha scritto Ermanno Paccagnini: «un romanzo di buona tensione, che si fa ben leggere e godere... e che quanto a scrittura sa muoversi non solo senza sciatteria e cedimenti, da autore consumato.» Ma occuparsi di un'attualità così scottante a fini di narrazione non rischia appunto di abbassare la qualità del testo?

R. Le strutture del romanzo sono molte, e ciascuna di esse richiede — anzi: impone — un suo linguaggio e quindi stile. Un romanzo d'amore non può essere scritto nello stesso modo di un romanzo storico o di un romanzo d'avventura. E tanto meno di un thriller, che richiede una lingua secca, veloce, funzionale, della massima attualità. Io credo che il narratore abbia il dovere da un lato di essere figlio del suo tempo e dall'altro di affrontare quante più strutture narrative riesce. Se dovessi rielaborare sempre la stessa struttura di romanzo, penso che non renderei un buon servizio ai lettori. La gente rischia di non capire un argomento importante e grave come il possibile (anzi, ormai sicuro) spionaggio in Rete? Be', attraverso un romanzo che la appassioni può arrivare a interessarsene. Insomma: scrivere per intrattenere e, intrattenendo, cercare di insegnare qualcosa. È il mio impegno da sempre.