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© Mario Biondi
Divieto di riproduzione integrale
e obbligo di citazione (per cortesia...)

“Anna
Anna Maria Ortese

1. Il cappello piumato
2. L'iguana

Da L'Unità, 1979

La foto è di Wikipedia
Come tornano in mente le teorizzazioni di Benjamin e Lukàcs sulla «narrazione» (in particolare il «romanzo») come sottile intreccio di «ricordo» e «malinconia»! Ricordo come rimembranza e reminiscenza e ricordo interiore; malinconia come «intuizione e presentimento del significato non raggiunto... della vita». E I tornano in mente ora, alla luce di quanto avviene nel mondo della narrazione e specificamente del romanzo, quasi un po’ a correggere se non a smentire Benjamin, e confermare che invece il «Narratore-romanziere» vive ancora. Vive un po’ a fatica, in un contesto storico-sociale che trasferendo forse definitivamente la forma tipica del «narratore-oggi» dalla tecnica della stampa (romanzo) a una tecnica nuova e diversa, più immediatamente e largamente appropriabile da parte del fruitore, quella dell’immagine (cinema), ma tuttavia sopravvive con la sua carta e la sua matita, i suoi ricordi e la sua malinconia, per consegnare ancora al lettore (che li aspetta) romanzi e racconti ricchi di dignità e vigore.

Considerazioni che per eccellenza vengono alla mente una volta conclusa la lettura de II cappello piumato, ultimo romanzo di Anna Maria Ortese, autentico piccolo inno al ricordo e alla malinconia del tempo appena immediatamente passato. Romanzo che nei suoi limiti (non è infatti dei suoi migliori) conferma tuttavia la grandezza della Ortese, che molti considerano una delle massime se non la massima scrittrice italiana vivente. Molto probabilmente, quasi sicuramente (se al recensore è consentito esprimere un proprio moto di pura simpatia) lo è, ben al di là di quanto già farebbe pensare la sua biografia letteraria, ricca di pubblicazioni, di un Viareggio, di uno Strega e di due Premi Saint Vincent per il giornalismo. Riconoscimenti che tuttavia l’hanno lasciata come un po' al margine delle vicende e contese letterarie, in una civile ed educata sorta di ritegno onesto e schivo, e comunque certamente lontana dalle non sempre limpide luci della ribalta del grande successo popolare. E — al proposito — benissimo ha fatto l’editore Rizzoli a rimettere a disposizione del lettore, in edizione economica (contemporaneamente al nuovo libro edito da Mondadori), L’iguana, delizioso, magico racconto di quattordici anni fa, unanimemente riconosciuto come sua prova migliore.

Nel Cappello piumato il lettore ritrova il linguaggio al tempo stesso alto e semplice, aristocratico e popolare dell’autrice (può il recensore azzardare l’idea di considerarlo frutto e parte della grande eleganza linguistica del nostro Sud?), una delle sue storie di personaggi «poveri e semplici».

La Milano magica e «malinconica», povera ed entusiasta, nuovissima e tutta da rinnovare degli anni Cinquanta, che sta attorno amorosa e severa — presenza quasi materna — a un gruppo di intellettuali giovani, essi stessi poveri ed entusiasti, immersi nel gusto della letteratura e della politica, due pratiche intese a rinnovare l’esterno e a rinnovarsi esse stesse da dentro. Pratiche di militanza e dunque di entusiasmo e anche di delusione: strada sulla quale il sentimento può far cedere e la ragione imporre di continuare. In questa Milano, in questa atmosfera di povertà felice, di entusiasmo bagnati nell’amarezza e delusioni temperate nella voglia comunque di procedere, nella fiducia in se stessi, nella vita, nel tempo a venire, procedono le vicende della scrittrice Bettina e del giornalista comunista Gilliat, dei loro amici. Vicende in fondo umili, di puro vivere, lietamente banali, allegramente stravaganti. Con qualche cedimento (dopo il primo, straordinario capitolo) al patetico, all’ingenuo, al discorsivo, qualche poesia un po’ troppo teneramente «ispirata», qualche fumosità nella definizione di personaggi, ruoli e situazioni. Per un racconto, tuttavia, complessivamente di notevole qualità, che conferma il valore della sua autrice e si spera inviti i lettori ad approfondirne la conoscenza.

Anna Maria Ortese, Il cappello piumato, Mondadori
Anna Maria Ortese, L'iguana, Rizzoli

L'Unità, 26 marzo 1979