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© Mario Biondi
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e obbligo di citazione (per cortesia...)

“Beryl
Beryl Markham

Recensione: “A Occidente con la notte” (1987)
Oh, meravigliose, antiche dame dell’avventura, con i loro libri di memorie. Nate naturalmente in Inghilterra, a cavallo del secolo, in giro a imperversare negli anni Trenta ai margini estremi dell'Impero britannico e delle sue appendici, a fare le eroine, le avventuriere, le spie. Prima di tutte viene Freya Stark, che all'alba di questo centennio è già grandicella e nei famosi anni Trenta (e poi durante la guerra) scorrazza qua e là nel mondo musulmano, da Damasco ad Aden, dal Cairo a Teheran, imperterrita, a cavallo, in Rover, in Sopwith Camel, in cargo, da sola o al massimo in compagnia di qualche bedù, di qualche soldatino della Legione Araba, a spionare, a creare circoli filo-inglesi, a spettegolare per palazzi del governo, residenze di emiri e ambasciate. Vive ancora,pressoché centenaria, ad Asolo, dove produce mirabili sete a mano. Ha scritto una gran quantità di libri (due dei quali sono stati tradotti anche in Italia).

E adesso le si aggiunge Beryl Markham, che purtroppo da un anno non appartiene più ai viventi, ma che tuttavia rimane tra noi con il suo emozionante libro di memorie, intitolato A occidente con la notte. Nata nel 1902 a Leicester, all'«imparziale» età di quattro arriva nell”Africa orientale inglese e lì cresce brada nell'immensa fattoria patema. Suoi compagni di giochi sono gli animali domestici della comune campagna europea, il coraggiosissimo bastardo Buller, la giumenta bislacca Balmy, ma con tutto attorno altri ben più singolari personaggi della fauna africana. Antilopi, rinoceronti, gnu, una zebretta perdutamente innamorata della sopra citata giumenta...

Se si va a caccia, non lo si fa con i figli del vicino dal pelo biondo e con la doppietta in ispalla, ma con giovanotti di stirpe nandi muraní,che si esprimono come il Libro dei proverbi. E armati di lancia. E che cosa si incontra a uno dei primi cespugli? Sissignori, il leone. Leone le cui inopinate attenzioni la piccola Beryl, detta Beru da un minuscolo sikh di casa, già era stata costretta a subire da bambina. Sembrava un animale completamente domestico... Poco ci manca che la piccola venga divorata. Scena terrificante e — nella spiritosa ricostruzione dell'autrice — al tempo stesso esilarante.

In questa guisa Beryl passa la sua infanzia e adolescenza, diventando a soli diciotto anni allenatrice di cavalli da corsa e poi pilota dell'aviazione civile. Svolazza qua e là per l'Africa orientale, a portare soccorsi a minatori malati, o a viandanti che, comunque, si trovino in pericolo, a cercare un collega aviatore disperso nel bush, a «perlustrare il Tanganika e l'arida savana tra i fiumi Tana e Athi, alla ricerca di elefanti»...

E quasi certamente «l'unico aviatore professionista di sesso femminile in tutta l'Africa». Né ce ne saranno state molte altre in tutto il mondo...Nel 1936 Beryl Markham sorvola per prima l'Atlantico da sola, dall’Inghilterra all'America, procedendo appunto A occidente con la notte e suscitando immenso clamore. E nel ”42 pubblica questo suo unico libro, delizioso, magico, ammiratissimo da Hemingway, storia del mondo straordinario vissuto da una donna eccezionale.

(
Amica, 7 maggio 1987)