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© Mario Biondi
Divieto di riproduzione integrale
e obbligo di citazione (per cortesia...)

“Allan

Allan Folsom

Recession di “Il giorno dopo domani” (1995)
Iellato. Non un’espressione delle più rassicuranti, però sembrava la più adatta per definire Allan Folsom, bostoniano di Hollywood. Almeno fin verso i 50 anni. Le aveva provate un po’ tutte, l’immobiliarista, l‘albergatore, il ristoratore. Con una fissa particolare: quella di scrivere per il cinema. Fiasco anche lì. Le sue sceneggiature non le voleva nessuno. Quando finalmente era riuscito a convincere un’attrice famosa a fare uno dei suoi film, questa aveva pensato bene di affogare. Finché, un pomeriggio, a Parigi, Folsom è seduto a un tavolino di un caffè e guarda la gente. «Se adesso vedessi passare un tale che non vedo da vent’anni», pensa, «che storia potrebbe venirne fuori?» Detto fatto. Parecchi mesi più tardi telefona a un agente letterario americano e gli dice: «Signor Priest, un parapsicologo mi ha predetto che la ricchezza mi verrà da un uomo di nome Priest». Sì, figurarsi, gli risponde l’altro. Invece! 2 milioni di dollari di anticipo per la pubblicazione del romanzo nato da quell’idea. Titolo: Il giorno dopo domani. Mezzo milione di copie vendute in un paio di settimane. Un altro milione e mezzo di dollari dalla MGM per il film. Più di 5 miliardi di lire. Mai un esordiente ultra cinquantenne aveva guadagnato tanto con un libro. Bravo Folsom. Evidentemente l’aveva proprio pensata bella. «Ha visto?» pare che abbia laconicamente commentato con Priest che gli comunicava il diluvio di biglietti verdi.
Ma che cosa diavolo racconta questo romanzo da 5 miliardi? Un giovane medico californiano, di passaggio a Parigi, si trova di fronte l’uomo che vent’anni prima ha ucciso suo padre. Inferocito, lo insegue per ammazzarlo. Precipita in una turbinosa vicenda di sangue (e sesso), con decine di morti ammazzati, cadaveri smembrati dopo essere stati portati allo zero assoluto, teste, braccia, gambe surgelate che vorticano come girandole, una misteriosa, potentissima organizzazione che tenta di accoppare anche lui. Di morto in morto, di arto (smembrato) in arto si risale fino all’ultima testa. Quella di un omino sparito una cinquantina di anni fa, in un certo bunker… Un recensore americano, donna, entusiasta, ha scritto: «Quando ho posato il libro, senza accorgermene avevo fatto le tre e mezza di notte». È successo anche a me.

(Class, n. 1/1995)